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L’esenzione negata ai servizi sportivi
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L’esenzione negata ai servizi sportivi

L’articolo 132, paragrafo 1, lettera m), della direttiva 112/2006 non è una disposizione dotata di effetto diretto all’interno degli ordinamenti nazionali, con conseguente impossibilità di invocarne i benefici dinanzi ai giudici interni qualora la legislazione di uno Stato membro abbia riconosciuto l’esenzione soltanto ad un numero limitato di servizi strettamente connessi con la pratica dello sport o dell’educazione fisica. Tale conclusione – tratta dalla sentenza della Corte di Giustizia nella causa C-488/18 – solleva perplessità sull’impianto del D.P.R. 633/2, ed in particolare sull’articolo 10, anche se, in ogni caso, sembra chiudere la strada a possibili “salti” verso l’applicazione immediata dell’agevolazione ai servizi di natura e carattere sportivo.

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Convenzioni con enti non profit: Iva sul ristoro dei costi
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Convenzioni con enti non profit: Iva sul ristoro dei costi

Il “contributo” erogato nell’ambito di una convenzione siglata tra un’autorità pubblica ed una fondazione, allo scopo di finanziare un’attività di ricerca e monitoraggio dell’ambiente, deve essere regolarmente assoggettato ad imposta sul valore aggiunto, a dispetto del nomen, in quanto il relativo beneficiario, pur essendo un ente non commerciale, agisce nella circostanza in veste di soggetto passivo e percepisce un vero e proprio corrispettivo, a nulla rilevando il fatto che la corresponsione abbia luogo a mero titolo di ristoro delle spese sostenute dal beneficiario e dietro presentazione di apposita rendicontazione. Con questa presa di posizione (risposta n. 276/2022) l’Agenzia ha inquadrato, peraltro in aderenza ai canoni ermeneutici unionali dei presupposti impositivi, una fattispecie che si verifica abbastanza frequentemente anche all’interno del mondo comunale.

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Farmacie: senza Iva la remunerazione aggiuntiva per Covid
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Farmacie: senza Iva la remunerazione aggiuntiva per Covid

La remunerazione aggiuntiva riconosciuta in via sperimentale alle farmacie, per gli anni 2021 e 2022, a titolo di rimborso dei farmaci erogati in regime di servizio sanitario nazionale, costituisce un vero e proprio ristoro, analogamente ad altri contributi a fondo perduto corrisposti con i numerosi provvedimenti emanati dal Governo per contrastare la pandemia da Covid 19 e, quindi, come tale, non deve essere considerata alla stregua di corrispettivo, ma di un importo escluso dall’applicazione dell’Iva per carenza del presupposto oggettivo. Il chiarimento proviene dall’Agenzia delle entrate – attraverso la risposta n. 219/2022 – e riguarda, ovviamente, anche le farmacie comunali.

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Assistenza abitativa con esenzione
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Assistenza abitativa con esenzione

Le rette addebitate a soggetti portatori di handicap psichici per il servizio di alloggio – reso presso unità abitative non presidiate costantemente dal personale di assistenza – e per prestazioni assimilabili a quelle di sostegno e cura della persona, nonché per altre operazioni accessorie a queste ultime, possono beneficiare del regime di esenzione di cui al numero 21 dell’articolo 10 del D.P.R. 633/72, in ragione del carattere oggettivo di tale disposizione e della locuzione “e simili” in essa contenuta. Lo ha stabilito l’Agenzia delle entrate attraverso la risposta n. 221/2022 fornita ad un’impresa sociale.

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Servizi di pubblica utilità: canone di concessione con Iva
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Servizi di pubblica utilità: canone di concessione con Iva

La concessione da parte di un Comune di un servizio finalizzato ad una utilità pubblica costituisce lo svolgimento di un’attività economica resa al di fuori dell’esercizio di poteri autoritativi e, come tale, è attratta nel campo dell’applicazione dell’Iva, con la conseguenza per cui l’ente concedente deve essere considerato soggetto passivo rispetto ai canoni riscossi in ragione del rapporto sinallagmatico instaurato con l’azienda concessionaria del servizio, la quale, essendo tenuta in via di rivalsa, ha diritto alla detrazione ex articolo 19 del D.P.R. 633/72. Il principio è contenuto nell’ordinanza della Corte di Cassazione n. 11263/2022 del 07 aprile scorso e risulta di fondamentale importanza, specie nel caso in cui la concessione abbia ad oggetto un servizio reso, sino a quel momento, in regime di rilevanza Iva dal concedente medesimo.

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Editoria: forfait al 95% per tutto il 2021
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Editoria: forfait al 95% per tutto il 2021

La percentuale forfetaria di resa applicabile alla vendita di periodici, in caso di adozione del regime speciale Iva alternativo a quello basato sul numero delle copie vendute, è quella più favorevole – pari al 95%, in luogo di quella “ordinaria”, a propria volta stabilita al 80% – indicata nel D.L. 25 maggio 2021, n. 73 e ciò senza soluzione di continuità per tutto il 2021, con conseguente prosecuzione dell’analoga misura di favore già operante per l’anno precedente. Il chiarimento è contenuto nella risposta n. 207/2022 e può interessare anche i comuni, considerato che l’ambito operativo delle norme derogatorie di settore riguarda qualunque soggetto passivo qualificabile come “editore” in base alle disposizioni pertinenti.

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