L’esclusione da Iva per le Odv

Il corrispettivo versato da un soggetto pubblico committente a fronte di servizi resi da organizzazioni di volontariato, costituite esclusivamente per fini di solidarietà, non deve essere assoggettato ad Iva – ai sensi e per gli effetti dell’articolo 8, comma 2, primo periodo della legge 11 agosto 1991, n. 266 – se la somma pagata, in aggiunta ad altre condizioni, costituisce un mero rimborso delle spese effettivamente sostenute dall’ente del terzo settore nello svolgimento della propria attività di interesse generale. La conclusione è tratta dalla risposta n. 58/2020 fornita ad un Ministero.

Case di cura e ricoveri: agevolato l’appalto per la costruzione

I corrispettivi previsti da un contratto di appalto per la costruzione di una struttura residenziale extra-ospedaliera – destinata ad ospitare ed assistere, sotto il profilo socio-sanitario e socio-assistenziale, persone disabili – sono assoggettabili ad aliquota del 10% ai sensi dei numeri 127-quinquies e 127-septies, della Tabella A, parte III, allegata al D.P.R. 633/72, in quanto il riferimento oggettivo contenuto nell’articolo 1 della legge n. 659 del 1961 deve ritenersi tuttora valido, nonostante la norma di rinvio sia stata abrogata. Il chiarimento proviene dalla Direzione Centrale in risposta ad un’istanza di interpello.

Le sponsorizzazioni “estere”

Le sponsorizzazioni sono prestazioni rientranti nell’articolo 7-ter del D.P.R. 633/72 e quindi sono territorialmente rilevanti in Italia in base alla regola generale stabilita da tale norma – la quale, come noto, riguarda anche gli acquisti effettuati dagli enti locali al di fuori della sfera commerciale – con conseguente diversità di trattamento dell’operazione, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, a seconda della natura, attiva o passiva, del rapporto che intercorre con il soggetto non residente. La conclusione è tratta dalla risposta n. 35/2020 riferita ad un’associazione tedesca partecipata da Comuni europei, qualificata come soggetto passivo Iva in Germania, che ha reso servizi a carattere pubblicitario nei confronti di committenti italiani.

Non punibile la compensazione senza modello F24

Le sanzioni penali associate all’indebita compensazione di crediti inesistenti o non spettanti non possono essere applicate qualora questa forma di estinzione dei debiti di natura tributaria e contributiva non venga realizzata attraverso la presentazione del modello F24, debitamente compilato, e ciò dal momento che si tratta dello strumento imposto dal legislatore per poter esercitare il diritto del contribuente, in difetto del quale non può dirsi sussistente una compensazione. Sembra essere questo il principio ricavabile dalla sentenza n. 44737/2019 della terza sezione penale della Corte di Cassazione, potenzialmente molto importante in quanto di per sé utile a contrastare la tesi secondo cui l’ipotesi delittuosa disciplinata dall’articolo 10-quater del D. Lgs. 74/2000 ricorrerebbe anche nel caso di utilizzo “verticale” del credito inesistente, ossia nell’ambito della medesima imposta.

Le fatture per i parcheggi comunali

Gli enti che gestiscono in regime di rilevanza Iva le aree e le strutture destinate al parcheggio di autoveicoli dietro pagamento di un corrispettivo – in aderenza alle chiare indicazioni provenienti dalla giurisprudenza della Corte UE in tema di applicazione concreta del concetto di “distorsione della concorrenza” e, non di meno, ai più recenti arresti della Corte di Cassazione sul medesimo argomento – devono procedere all’emissione, in formato elettronico, delle eventuali fatture richieste dagli utenti entro il termine per l’esercizio del diritto alla detrazione. Tale conclusione è ricavabile dalla risposta n. 454/2019 dell’Agenzia delle entrate, nonostante l’oggetto specifico attenga ad un’attività differente, ovvero quella di concessionario per la costruzione e l’esercizio di un’autostrada.