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Carte turistiche ad Iva variabile
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Carte turistiche ad Iva variabile

La “carta turistica” che conferisce al relativo titolare il diritto di usufruire di diversi servizi in un determinato luogo, per un periodo limitato e fino a un certo importo, può costituire un “buono multiuso”, in quanto al momento dell’emissione non è possibile sapere quale sarà il regime o l’aliquota applicabile ad ogni singola operazione. Con questa conclusione – contenuta nella sentenza 28 aprile 2022 nella causa C-637/20 – la Corte UE ha negato la tesi del Governo italiano, intervenuto nel procedimento al fine di proporre la diversa e penalizzante soluzione ipotizzata invece dall’Agenzia delle entrate nel lontano 2010, ossia quella della realizzazione di una prestazione unica e complessa da assoggettare, come tale, ad aliquota ordinaria. La decisione appare quindi molto importante per tutti i Comuni a vocazione turistica.

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Operazioni ineseguite e l’Iva
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Operazioni ineseguite e l’Iva

Il diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto è legato alla realizzazione effettiva della cessione di beni o della prestazione di servizi prevista tra le parti, con la conseguenza che, se queste ultime si accordano per una fatturazione anticipata e l’operazione prevista viene meno per intesa successiva, il cessionario o committente non ha titolo per esercitare la deduzione in via definitiva, costringendo il cedente o prestatore ad emettere una nota di variazione in regime di rilevanza Iva, quindi tassativamente entro un anno dalla data della fattura. Quale corollario di questa enunciazione di principio – di cui è artefice la Corte di Cassazione in aderenza alle statuizioni della Corte UE – si ha che l’indetraibilità sopravvenuta in capo al cessionario o committente può essere rimediata solo attraverso la richiesta di restituzione dell’imposta al mancato cedente o prestatore.

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Concessioni di servizi e di immobili: canoni con Iva
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Concessioni di servizi e di immobili: canoni con Iva

Il canone di concessione versato nelle casse comunali dall’affidatario del servizio di prelievo, trasporto, deposito e custodia dei veicoli rimossi – ai sensi delle norme contenute nel codice della strada e nel relativo regolamento di esecuzione e di attuazione – anche a titolo di utilizzo di un’area appartenente al patrimonio indisponibile e destinata al ricovero delle auto, deve essere regolarmente assoggettato ad Iva in quanto rappresenta il corrispettivo di un servizio offerto dall’ente concedente nell’ambito di un’attività economica condotta senza fare uso di poteri propri della pubblica autorità. Con questa condivisibile conclusione – contenuta nella risposta n. 322/2022 – l’Agenzia delle entrate ha fatto buon governo delle norme di riferimento della direttiva 112/2006 e di tutte le indicazioni pertinenti che provengono dalla giurisprudenza della Corte UE.

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I soggiorni organizzati dai Comuni e l’Iva
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I soggiorni organizzati dai Comuni e l’Iva

Il regime speciale delle agenzie di viaggio di cui all’articolo 74 ter del D.P.R. 633/72 – applicabile anche ai cosiddetti “pacchetti” organizzati dagli enti non commerciali – opera anche in assenza di un acquisto preventivo della titolarità del servizio turistico, essendo sufficiente la mera disponibilità anteriormente alla richiesta del cliente, come accade nel caso di concessione del diritto di opzione temporanea su camere d’albergo e su ulteriori servizi erogabili. A stabilire questo principio è stata la sentenza della Corte di Cassazione n. 3857/2022.

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Il mancato“reverse”è sanzionabile
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Il mancato“reverse”è sanzionabile

L’omissione degli adempimenti previsti dall’articolo 17 del D.P.R. 633/72, meglio noti come “inversione contabile”, non può essere considerata come una violazione meramente formale – sia che si tratti di acquisti effettuati presso fornitori non residenti, piuttosto che nazionali, ed a prescindere che la tecnica consista nell’integrazione del documento passivo ricevuto, ovvero nell’emissione di un’autofattura – con conseguente applicabilità della sanzione fissa stabilita dal comma 9-bis dell’articolo 6 del D. Lgs. 471/97. Con questo principio di diritto la Corte di Cassazione (sentenza n. 14154 del 4 maggio 2022) ha condiviso l’accertamento effettuato dall’Agenzia delle entrate nei confronti di una società che si era dimenticata di autofatturare alcune prestazioni imponibili rese da soggetti non residenti.

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La “compensazione” tra cessione di materiali e servizi
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La “compensazione” tra cessione di materiali e servizi

La cessione, da parte di un Comune, di materiali ricavati dalle operazioni di disalveo fluviale ordinate dalla Protezione Civile, avvenuta in “compensazione” degli oneri sostenuti dai realizzatori degli interventi stessi, configura un’operazione permutativa nell’ambito della quale l’ente – non possedendo lo status di soggetto passivo, in considerazione della veste di pubblica autorità con la quale agisce nella circostanza – deve unicamente ricevere una fattura passiva per il valore normale del servizio ottenuto. Con questa conclusione – contenuta nella risposta n. 194/2022 – l’Agenzia ha risolto un caso di “attività” comunale derivante dal rispetto di un’ordinanza che ha imposto l’affidamento dei lavori di rimozione dei materiali accumulati negli alvei di due corsi d’acqua prevedendo, al contempo, la possibilità di disporne la cessione in deroga all’articolo 13 del D.Lgs. 275/93.

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