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Ivaentilocali è un sito internet fondato nell’ormai lontano 2000 interamente dedicato allo studio ed all’applicazione pratica dell’Iva nel mondo degli Enti Locali. Con oltre 1.500 articoli pubblicati in questo solo specifico ambito, Ivaentilocali rappresenta un mezzo unico di informazione ed aggiornamento per i responsabili della gestione del tributo. Qualunque sia il problema per un Ente Locale, su Ivaentilocali esiste la soluzione.
Obbligo di rettifica se cessa l’attività imponibile
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Obbligo di rettifica se cessa l’attività imponibile

L’imposta detratta al momento dell’acquisto o della costruzione di un immobile utilizzato per realizzare prestazioni sia imponibili che esenti – nella specie un bar interno ad una casa di riposo – deve essere rettificata se, entro il termine decennale di monitoraggio previsto dall’articolo 19 bis 2, viene meno lo svolgimento dell’attività da cui derivava la prima categoria di operazioni, nonostante tale cessazione sia dovuta a ragioni puramente economiche e, per certi versi, indipendenti dalla volontà del soggetto passivo. A stabilire questo principio è stata la Corte UE nella sentenza nella causa C-374/19.

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Iva indebita: la detrazione esclude il rimborso
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Iva indebita: la detrazione esclude il rimborso

Le partecipate o i Comuni che hanno gestito direttamente il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani in regime tariffario, applicando erroneamente l’Iva alle somme versate dagli utenti, non sono tenuti a rimborsare i soggetti che, svolgendo un’attività imprenditoriale o professionale di natura imponibile, hanno potuto esercitare la detrazione in maniera ormai definitiva, essendo decorsi, per l’annualità interessata, i termini di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria. Il principio è contenuto nella sentenza n. 12927/2020 della Corte di Cassazione.

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Diritto di superficie ed esenzione Iva
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Diritto di superficie ed esenzione Iva

La costituzione a titolo oneroso della proprietà superficiaria e del diritto di superficie su immobili comunali, in favore di un’associazione sportiva dilettantistica, può avvenire in regime di esenzione – ai sensi del n. 8-ter del primo comma dell’articolo 10 del D.P.R. 633/72 – ma alla duplice condizione che i fabbricati soprastanti abbiano caratteristiche tali da poter essere qualificati come “strumentali”– ossia non suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni – e che l’ente non rivesta la qualifica di impresa costruttrice o di ripristino. E’ questa l’affermazione di principio che può essere ricavata dalla lettura della risposta n. 20/2020, nonostante attenga ad una società, e ciò dal momento che l’attività svolta dall’istante consiste nell’acquisto di beni immobili da destinarsi ad attività sportive o ricreative in genere e nella costruzione dei relativi impianti, sia direttamente che mediante concessione a terzi, oltre alla loro locazione, affitto, vendita e permuta.

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Cessione di beni ammortizzabili e pro-rata
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Cessione di beni ammortizzabili e pro-rata

L’importo delle vendite, anche se frequenti o comunque ripetute nel tempo, di beni strumentali per l’esercizio dell’attività deve essere escluso dal calcolo della percentuale di detrazione prevista dall’articolo 19 bis, in quanto tali operazioni vanno sempre e comunque considerate come alienazioni di “beni ammortizzabili”, non entrando perciò nel computo delle cessioni da indicare sia al numeratore che al denominatore del rapporto. Il chiarimento è contenuto nella riposta n. 165/2020, pubblicata in seguito all’interpello di una società suddivisa in due “divisioni”, ciascuna delle quali caratterizzata da un regime differente delle proprie prestazioni, ossia di imponibilità e di esenzione.

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Crediti ereditari con autofattura
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Crediti ereditari con autofattura

Il Comune debitore verso gli eredi di un professionista che, prima del decesso, abbia cessato la partita Iva senza emettere la fattura nei confronti dell’ente – così contravvenendo alle indicazioni della prassi e della giurisprudenza sull’argomento – può uscire dalla situazione di empasse causata dall’impossibilità di ripristinare, in qualche modo, la soggettività passiva del creditore originario ricorrendo all’istituto dell’autofatturazione, ragionevolmente anche con riferimento ad operazioni non relative alla sfera commerciale. La soluzione a questa particolare fattispecie è contenuta nella risposta n. 52/2020.

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L’Iva nei pasti a domicilio
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L’Iva nei pasti a domicilio

La riapertura di bar, ristoranti ed altri esercizi commerciali che svolgono attività di somministrazione di alimenti e bevande e, soprattutto, le limitazioni imposte all’accesso ed alla permanenza all’interno dei locali, specie se al chiuso, stanno determinando un cambiamento delle abitudini di tutti i clienti – ivi inclusi anche i Comuni, quali possibili committenti per il proprio personale non in smart working o come forma di assistenza diretta alle fasce della popolazione più deboli, dal lato economico – e, di riflesso, richiedono attenzione anche da un punto di vista fiscale. In questo periodo, infatti, è facile imbattersi in articoli di approfondimento sul tema della differenza esistente, in ambito Iva, tra la suddetta prestazione (somministrazione) e la cessione di beni. Pare opportuno, quindi, esaminare la questione con una certa ampiezza, anche allo scopo di evitare fraintendimenti circa il trattamento che deve essere riservato ad una tipica, da sempre, operazione realizzata dagli enti locali, ossia la distribuzione a domicilio di pasti, di solito in favore di persone anziane e/o non autosufficienti.

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