Fattura PA: sanzionabile lo scarto indebito

La fattura PA emessa in scissione dal fornitore, ma scartata dal Comune sul presupposto di un presunto erroneo addebito dell’imposta – in luogo dell’applicazione del regime di non imponibilità, di esenzione o di altra disposizione a carattere speciale o derogatorio – deve considerarsi trasmessa per via elettronica, ex primo comma dell’articolo 21 del D.P.R. 633/72, nonché anche ricevuta, a fronte del rilascio della notifica di consegna, esponendo quindi l’ente al rischio di essere sanzionato per mancata effettuazione dello split payment, ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs. 471/97. La conclusione è ricavata dalla risposta n. 107/2020 dell’Agenzia delle Entrate.

L’Iva nei contratti “silenziosi”

Una situazione abbastanza frequente, nel mondo comunale, è quella della stipula di contratti aventi ad oggetto la locazione o, in genere, la concessione dell’uso di fabbricati a destinazione non abitativa, ovvero la loro cessione, privi di menzione o riferimento alcuno all’eventuale applicazione dell’Iva, con conseguenze – nel caso in cui tali atti riguardino, invece, operazioni rientranti nello svolgimento di un’attività a carattere economico e perciò soggette al versamento del tributo – che possono essere correttamente determinate grazie alla giurisprudenza della Corte di Giustizia.

Il “decreto liquidità” e l’Iva dei comuni

Il decreto legge 8 aprile 2020, n. 23, meglio noto come “decreto liquidità”, non contiene novità di particolare rilievo che possano riguardare anche la posizione degli enti locali nel settore dell’imposta sul valore aggiunto, dal momento che la circolare 9/E ha sancito l’impossibilità di includere i comuni nel novero dei soggetti in favore dei quali il Governo ha deciso di ampliare la sospensione del versamento di tributi e contributi, nonostante l’apertura verso la categoria degli enti non commerciali, la quale va ad aggiungersi alla conferma dell’obbligo di fatturazione e degli adempimenti connessi e/o collegati, già contenuta nella circolare 8/E. Gli aspetti di interesse riconducibili, seppur indirettamente, al tema dell’emissione della fattura risultano perciò essere solo quelli della mancata esposizione della ritenuta da parte di determinati soggetti e della tempistica di pagamento dell’imposta di bollo sui documenti emessi dal 1° gennaio al 30 giugno, oltre alla remissione in termini per effettuare i pagamenti che erano stati differiti sino a tutto il 20 marzo scorso dal decreto “Cura Italia”.

Le donazioni “Covid” ai Comuni

Il trattamento ai fini Iva delle donazioni in natura previste dal secondo comma dell’articolo 66 del decreto “Cura Italia” – che possono essere effettuate anche in favore dei Comuni, purché a sostegno dell’emergenza sanitaria in corso – è quello già stabilito, a regime, dall’articolo 6, comma 15, della legge 13 maggio 1999, n. 133, sebbene limitatamente alle sole erogazioni di beni e di prodotti che rispondono ai requisiti oggettivi e soggettivi indicati in tale provvedimento, nonché alle condizioni ivi enunciate. Il chiarimento è tratto dalla corposa circolare 8/E del 3 aprile scorso e merita attenzione in quanto il settore, se così lo si può definire, delle elargizioni liberali agli enti pubblici ed al mondo del volontariato in generale è contraddistinto da una molteplicità di norme di favore che, nel loro complesso, si riassumono in una sostanziale dicotomia tra l’esclusione dal prelievo ed il regime di esenzione.

Nessuno stop alla fatturazione

L’emissione della fattura non è considerata un adempimento annoverabile tra quelli attualmente sospesi in base all’articolo 62 del D.L. 18/2020, in quanto tale documento è destinato alla controparte contrattuale e risulta funzionale, oltre che all’esercizio di alcuni diritti fiscalmente riconosciuti a quest’ultima, anche all’assolvimento di obblighi e/o oneri nascenti dal medesimo decreto d’urgenza, quale, ad esempio, l’indicazione – nel campo del tracciato dedicato alla causale – della volontà di non subire la ritenuta d’acconto, che deve essere inserita dai soggetti in possesso dei requisiti legali per avvalersi di tale disapplicazione temporanea. E’ questa una delle precisazioni contenute in una delle risposte che compongono la circolare 8/E diramata il 3 aprile scorso.