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In house: il Comune controlla le ritenute
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In house: il Comune controlla le ritenute

Lo svolgimento, da parte di una società in house, di attività di servizi rese nell’interesse del comune controllante può determinare l’obbligo di assolvere gli adempimenti stabiliti dall’articolo 17-bis del D. Lgs. 241/97, in quanto la natura di ente strumentale non rileva ai fini della sussistenza o meno dei presupposti soggettivo e oggettivo previsti dal legislatore per l’applicazione di tale norma, anche se l’eventuale utilizzo di beni strumentali esclusivamente di proprietà dell’appaltatore consente di evitare il controllo. E’ questa la conclusione cui è pervenuta l’Agenzia delle entrate al termine della risposta n. 118/2021, che merita di essere segnalata anche per un’altra ragione, ossia in quanto permette di fugare il dubbio sorto all’indomani della precedente risposta 313/2020 circa la posizione assunta dagli enti territoriali ai fini dell’imposizione sui redditi.

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I contributi al trasporto scolastico
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I contributi al trasporto scolastico

I Comuni che chiedono l’assegnazione delle risorse previste dalla legislazione d’emergenza a titolo di contributo per il ristoro delle imprese esercenti i servizi di trasporto scolastico – finalizzate a coprire le perdite di fatturato subite, nel periodo intercorso dalla sospensione dei servizi e fino al termine dell’anno scolastico 2019/2020, a causa delle conseguenze della pandemia – non devono considerare l’imposta sul valore aggiunto sulle somme erogate dal ministero competente, non sussistendo alcun rapporto di natura sinallagmatica. Il chiarimento, reso pubblico attraverso la risposta n. 95/2021, proviene dall’Agenzia delle entrate a seguito di istanza proveniente dallo stesso ministero e consegue al comportamento di molte amministrazioni locali che hanno indicato, nella domanda di attribuzione del contributo, anche l’Iva sul quantum erogato a titolo di “contributo”.

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Riciclabili e Iva: il “paletto” della Corte UE
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Riciclabili e Iva: il “paletto” della Corte UE

Le spese sostenute da un Comune per la gestione dei rifiuti riciclabili devono essere considerate come “spese miste” – in quanto riferite ad un acquisto di servizi finalizzato alla realizzazione, allo stesso tempo, di attività economiche, soggette ad imposizione sul valore aggiunto, e di attività non economiche, che esulano dall’ambito di applicazione del tributo – e, come tali, non possono quindi godere della detrazione piena dell’Iva addebitata dal fornitore, pena una violazione dei principi generali del sistema armonizzato. La conclusione è una logica conseguenza dell’esito dell’analisi dei fatti e delle norme della direttiva 112/2006 effettuata dalla Corte UE nella causa C-566/17 e trova conferma, in termini generali di impostazione, anche nella risoluzione 137/1998.

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Pro-rata 2021: calcolo prima della dichiarazione
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Pro-rata 2021: calcolo prima della dichiarazione

Contrariamente a quanto apparso in un recente articolo pubblicato sulla stampa specializzata, tutti i soggetti passivi – e quindi anche i comuni – che applicano il cosiddetto “pro-rata” di detrazione previsto dall’articolo 19 bis del D.P.R. 633/72 non possono attendere la presentazione della dichiarazione annuale per il 2020 allo scopo di calcolare la percentuale utilizzabile in via provvisoria per il 2021, ma devono provvedere a tale conteggio in tempo utile per effettuare la prima liquidazione periodica dell’anno, sia essa mensile o trimestrale, pena il rischio di un insufficiente versamento e dell’irrogazione delle connesse sanzioni. Il comportamento corretto è chiaramente desumibile dalla lettura della prassi, segnatamente della circolare n. 11/E del 3 marzo 1989, ribadita dalla successiva circolare n. 12/E del 12 marzo 2010.

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Raccolta differenziata: detraibilità parziale
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Raccolta differenziata: detraibilità parziale

I comuni possono detrarre una parte dell’Iva gravante sul costo della raccolta dei rifiuti riciclabili, addebitato dalla ditta appaltatrice del servizio di igiene urbana – e ciò per effetto dell’applicazione del tributo, con aliquota al 10%, al corrispettivo incassato per il conferimento ai consorzi obbligatori – ma solo se ed in quanto siano individuabili criteri oggettivi di ripartizione di tale spesa, da ritenersi promiscua in quanto a valle della gestione della carta, della plastica e del vetro risultano, allo stesso tempo, un’attività rilevante imponibile ed una, invece, che è esclusa da Iva. Il tutto, comunque, con divieto di presentazione di dichiarazioni integrative a favore per il pregresso, in caso di mancato rispetto della condizione prevista dall’articolo 19 ter del D.P.R. 633/72. Lo stabilisce la risposta n. 107/2021 della Direzione Centrale, il cui parere risulta peraltro conforme alle statuizioni della Corte UE nella causa C-566/17.

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Le fatture PA rifiutate sono “emesse”
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Le fatture PA rifiutate sono “emesse”

L’entrata in vigore del regolamento che individua tassativamente le cause di rifiuto di una fattura PA ha ovviamente destato grande attenzione tra gli operatori e rappresenta un’occasione per valutare l’opportunità di un intervento dell’Agenzia teso a definire compiutamente, e chiaramente, come debbano comportarsi le parti di fronte al rigetto, anche qualora illegittimo, e ciò a maggior ragione dopo la pubblicazione del principio di diritto n. 17, nel quale l’Agenzia delle entrate ha precisato che, ai fini dell’emissione, non rileva l’eventuale successivo diniego di ricevere il documento. L’analisi della situazione allo stato attuale, nella speranza che, al più presto, vengano diramate le necessarie istruzioni, se non, addirittura, adeguato l’assetto legislativo.

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