Sanificazioni e protezioni: l’emergenza e l’Iva

L’emergenza sanitaria ha determinato la necessità per tutti i datori di lavoro – enti locali compresi, ovviamente – di rendere sicuri i locali destinati allo svolgimento delle attività e di fornire tutti i dispositivi di sicurezza previsti nella cosiddetta “fase 2”, con conseguenti implicazioni di natura anche fiscale, considerato che la sanificazione non può essere fatta rientrare nell’inversione contabile e che la cessione di tali beni è stata temporaneamente sottoposta al regime di esenzione, venendo così meno ogni dubbio sul trattamento da riservare in caso di donazione.

Le somme per il distacco scontano l’Iva

Una legislazione nazionale che non ritiene rilevanti ai fini Iva i prestiti o i distacchi di personale, a fronte dei quali sia versato solo il rimborso del relativo costo, non è compatibile con la direttiva 112/2006 tutte le volte nelle quali l’importo pagato dal soggetto che utilizza i dipendenti altrui costituisce la condizione affinché avvenga il distacco (e quindi ne rappresenta comunque il corrispettivo, a nulla valendo la mancanza di lucro per il distaccante), sussistendo in tal caso un nesso diretto con la prestazione lavorativa ottenuta. Con questa conclusione, contenuta nella sentenza nella causa C-94-19, la Corte UE parrebbe aver sostanzialmente annullato il disposto del comma 35 dell’articolo 8 della legge n. 67 del 11 marzo 1988.

Irap “commerciale” senza sconti per i Comuni?

Tra le varie questioni aperte sul tavolo degli enti locali in questi giorni – prima fra tutte la sorte della scissione dei pagamenti – vi è anche l’interrogativo sulla cancellazione del saldo Irap relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019 e della prima rata d’acconto per quello successivo, nel senso che non è così pacifico che tale agevolazione non possa riguardare anche le Amministrazioni pubbliche, sebbene limitatamente al solo calcolo del tributo regionale effettuato con il metodo cosiddetto “commerciale”. La questione appare controversa in quanto la norma si presta a differenti interpretazioni, con il risultato che la prossima scadenza del 30 giugno, prevista quale prima data per il versamento di quanto eventualmente dovuto a tali titoli, diviene un altro appuntamento cruciale e complesso, sperando comunque in un tempestivo intervento chiarificatore da parte dell’Agenzia delle entrate.

Split payment ancora senza “proroga”

L’emergenza sanitaria ha distolto l’attenzione da una scadenza molto importante per tutto il mondo della pubblica amministrazione e dei soggetti ad essi collegati – siano essi i fornitori piuttosto che società o altri enti partecipati da organismi centrali e locali – ossia il 30 giugno 2020, in quanto termine ultimo di validità della seconda autorizzazione all’adozione dello “split payment” concessa dal Consiglio dell’Unione Europea con la decisione di esecuzione 2017/784 del 25 aprile 2017, assunta ai sensi dell’articolo 395 della direttiva 112/2006. I possibili scenari e come orientarsi in caso di abbandono del regime dal prossimo 1° luglio.

Iva recuperabile con lo stralcio dei debiti

I Comuni gestori di servizi pubblici, imponibili ai fini Iva, che hanno in passato affidato all’Agente della riscossione il compito di incassare le bollette-fatture non pagate dagli utenti – siano essi consumatori finali, piuttosto che soggetti passivi – possono emettere un’unica nota di variazione in diminuzione per il recupero dell’imposta sul valore aggiunto addebitata nei documenti presi in carico nel periodo compreso tra il 2000 ed il 2010, agli effetti dello stralcio del relativo credito previsto dal decreto legge n. 119 del 2018. L’indicazione, molto importante, soprattutto in questo momento di grande difficoltà finanziaria anche per gli enti locali, è contenuta nella risposta n. 107/2020 ed è rivolta ad una società affidataria dei servizi inerenti alla raccolta, al trasporto e allo smaltimento dei rifiuti urbani per gli anni 2006, 2007 e 2008 in regime di Tia, assoggettata ad Iva.