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Benvenuti su Iva Enti Locali

Ivaentilocali è un sito internet fondato nell’ormai lontano 2000 interamente dedicato allo studio ed all’applicazione pratica dell’Iva nel mondo degli Enti Locali. Con oltre 1.500 articoli pubblicati in questo solo specifico ambito, Ivaentilocali rappresenta un mezzo unico di informazione ed aggiornamento per i responsabili della gestione del tributo. Qualunque sia il problema per un Ente Locale, su Ivaentilocali esiste la soluzione.
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Il canone unico e l’Iva

In mancanza dell’auspicato rinvio, il 1° gennaio del corrente anno è entrato in vigore il canone patrimoniale di occupazione del suolo pubblico e di esposizione pubblicitaria e mercatale, (cosiddetto “canone unico”), istituito con la legge di bilancio 2020, all’articolo 1, commi dal 816 al 847, il quale – essendo omnicomprensivo di tutti quei canoni, tasse e tariffe di importi minori rappresentate nel bilancio dell’ente sia al Titolo I che al Titolo III delle entrate – richiede un minimo di riflessione anche sul piano fiscale, non fosse altro che per confermare che nulla muta, rispetto al passato, sotto il profilo dell’applicazione dell’Iva.

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Locazioni e separazione delle attività
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Locazioni e separazione delle attività

I corrispettivi derivanti dalla locazione di più immobili ad uso strumentale e sottoposti a regimi impositivi differenti in virtù delle opzioni previste dall’articolo 10 del D.P.R. 633/72 non possono essere oggetto di separazione ai sensi del terzo comma dell’articolo 36 – al loro interno, e quindi tra operazioni imponibili ed esenti – agli effetti di un’interpretazione rigorosamente letterale di tale disposizione. A ribadire questo concetto, già espresso dalla circolare n. 22/E del 2013, è la risposta n. 608/2020, indirizzata ad un fondo di gestione.

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Attività esenti e pro-rata
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Attività esenti e pro-rata

Un’attività esente deve essere esclusa dal calcolo del pro-rata di detrazione – previsto dall’articolo 19 bis in caso di svolgimento contemporaneo con attività soggette alla normale applicazione dell’Iva – quando la stessa non costituisce un prolungamento diretto, permanente e necessario dell’attività imponibile principale e non implica un impiego significativo di beni e servizi per i quali è dovuta l’imposta, essendo questa la definizione del carattere di accessorietà elaborata dalla giurisprudenza unionale ed accolta dalla prassi, da ultimo attraverso la risposta n. 606/2020.

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Al via i nuovi codici della fatturazione
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Al via i nuovi codici della fatturazione

A partire dal 1° gennaio 2021 è diventato obbligatorio – pena lo scarto del file da parte del sistema di interscambio – l’impiego dei nuovi “codici natura” dell’operazione, relativi alle cessioni ed alle prestazioni sulle quali l’Iva non è applicata, approvati con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 99922 del 28 febbraio 2020, mentre rimane facoltativo l’utilizzo dei nuovi “tipi documento”, anche se del tutto consigliabile, in alcuni casi, per via delle utilità o agevolazioni che ne derivano, ad esempio in caso di fatturazione differita o agli effetti dell’esonero dall’esterometro.

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Fallimento del debitore e recupero dell’Iva
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Fallimento del debitore e recupero dell’Iva

La nota di variazione in diminuzione può essere emessa, tassativamente, entro il termine di presentazione della dichiarazione riferita al periodo di imposta in cui è sorto il diritto alla relativa emissione, in armonia con quanto stabilito dall’articolo 19 del D.P.R. 633/72 – a nulla valendo, a questo fine, la disposizione contenuta nel D.P.R. 322/1998 che considera validi i modelli trasmessi entro novanta giorni dalla scadenza – ma in caso di fallimento del debitore e di mancata notifica, al creditore insinuato al passivo, del provvedimento di chiusura della procedura rimane aperta la strada del rimborso ex articolo 30 ter. La precisazione proviene dall’Agenzia delle entrate, attraverso la risposta n. 593 del 15 dicembre scorso.

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La conciliazione giudiziale “paga” l’Iva
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La conciliazione giudiziale “paga” l’Iva

Le somme dovute al proprietario di un immobile locato, a titolo di rimborso delle spese di ripristino per inadempienza contrattuale imputata al locatario, e previste all’interno di un verbale di conciliazione giudiziale, non rientrano nell’articolo 15 del D.P.R. 633/72 e, per contro, sono invece soggette all’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto qualora il loro corretto e tempestivo versamento costituisca la condizione alla quale lo stesso proprietario rinuncia ad ogni altra pretesa derivante dall’inadempimento. La precisazione proviene dall’Agenzia delle Entrate, attraverso una recente risposta ad un interpello.

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