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Legge di bilancio: il ravvedimento “speciale”
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Legge di bilancio: il ravvedimento “speciale”

Tra le numerose misure inserite nella legge 197/2022 al dichiarato scopo di realizzare la “pace fiscale” con i contribuenti vi è anche quella che prevede la possibilità di regolarizzare tutte le violazioni – diverse da quelle formali e da quelle intercettabili dagli avvisi bonari, a propria volta oggetto di altra ed ulteriore disposizione ad hoc di favore – commesse con riferimento a tutti i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate e riguardanti le dichiarazioni validamente presentate relative al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2021 ed ai precedenti, attraverso il pagamento di un diciottesimo del minimo edittale delle sanzioni irrogabili.

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Contribuenti trimestrali: limite innalzato?
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Contribuenti trimestrali: limite innalzato?

Gli enti locali che, nel corso del periodo di imposta 2022, hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 500 mila euro, se attivi esclusivamente in settori economici aventi ad oggetto l’erogazione di servizi, ovvero a 800 mila euro in ogni altro caso – fatta salva, comunque, l’adozione di contabilità separate – dovrebbero poter optare, per il corrente anno 2023, per la periodicità trimestrale delle liquidazioni grazie all’innalzamento di 100.000 euro del limite stabilito all’articolo 18 del D.P.R. 600/73 per l’adozione della cosiddetta “contabilità semplificata” operato dalla legge di bilancio 2023. Il condizionale è puramente cautelare in quanto è opportuno attendere una conferma da parte dell’Agenzia delle entrate, in sintonia con quanto accaduto al momento dell’introduzione dell’articolo 14, comma 11, della legge 12 novembre 2011, n. 183.

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La chiusura agevolata di accertamenti e contenzioso
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La chiusura agevolata di accertamenti e contenzioso

Nel novero degli strumenti una tantum pensati allo scopo di permettere ai contribuenti di eliminare bonariamente gli errori commessi in passato, la legge di bilancio 2023 ha previsto un nutrito set di misure speciali finalizzate ad incentivare la chiusura agevolata di procedimenti già in corso, o che saranno avviati, sia nel caso di attività di controllo ancora rimasta nella fase amministrativa, che in ipotesi di pendenza di una lite tributaria. Trattandosi di disposizioni, tutte, potenzialmente fruibili anche dagli enti locali, appare opportuno che i responsabili comunali ne abbiano conoscenza, quantomeno a livello di tratti essenziali e comunque in attesa dei vari provvedimenti attuativi e dei chiarimenti da parte dell’Amministrazione finanziaria.

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Torna la sanatoria delle irregolarità formali
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Torna la sanatoria delle irregolarità formali

La legge di bilancio 2023 ripropone, ancora una volta, la possibilità di definire le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti di natura formale – che non rilevano sulla determinazione della base imponibile, anche ai fini dell’imposta sul valore aggiunto e dell’imposta regionale sulle attività produttive, oltre che sul pagamento dei tributi – commesse sino al 31 ottobre 2022 versando un importo forfetario molto ridotto per ciascun periodo di imposta. Nonostante l’operatività delle norme che reintroducono questa opportunità – contenute nei commi da 166 a 173 della legge 197/2022 – sia demandata ad un futuro provvedimento, è possibile anticipare l’analisi della novità prendendo spunto dalla circolare n. 11/E del 5 maggio 2019 emanata a commento dell’articolo 9 del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119.

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L’inadempimento non paga l’Iva
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L’inadempimento non paga l’Iva

La somma versata a seguito di un accordo di natura sostanzialmente transattiva che, prendendo atto della risoluzione di un contratto per avvenuto inadempimento di una delle parti, quantifica il danno procurato, anche a titolo di lucro cessante, e da ristorare, non deve essere assoggettata ad imposta sul valore aggiunto, nella misura in cui la stessa non risulti, appunto, causalmente collegata ad alcuna prestazione di servizi o cessione di beni di cui possa rappresentare il corrispettivo, assolvendo quindi unicamente una funzione riparatoria. Il principio è tratto dalla lettura della risposta n. 588/2022, che merita di essere evidenziata non tanto per la conclusione raggiunta – in sé obbligata dalla necessità di rispettare le regole fondamentali del funzionamento del tributo – quanto, piuttosto, perché in recenti precedenti sul medesimo argomento l’Agenzia aveva riconosciuto l’esistenza di un nesso sinallagmatico tra l’importo versato dal danneggiante e l’impegno tipico, assunto dal danneggiato, alla rinuncia ad ogni altra pretesa.

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L’Iva errata non è detraibile
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L’Iva errata non è detraibile

La disposizione di natura sanzionatoria recata nella parte finale del sesto comma dell’articolo 6 del D. Lgs. 471/97 – la quale punisce in misura fissa il cessionario o il committente che detrae l’imposta addebitata in fattura in misura superiore a quella effettiva, ma assolta ugualmente dal cedente o prestatore – non può essere interpretata nel senso di attribuire tale diritto in capo al soggetto che riceve il documento errato, dal momento che il giudice nazionale è tenuto ad interpretare la normativa interna, in tutta la misura del possibile, alla luce del testo e della finalità della direttiva 112/2006, al fine di raggiungere il risultato da questa perseguito. Il suddetto principio giurisprudenziale – che appare ormai consolidato – è stato ribadito dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 32900/2022, dopo aver trovato la sua prima e compiuta affermazione nella sentenza n. 10439/2021.

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