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Ivaentilocali è un sito internet fondato nell’ormai lontano 2000 interamente dedicato allo studio ed all’applicazione pratica dell’Iva nel mondo degli Enti Locali. Con oltre 1.500 articoli pubblicati in questo solo specifico ambito, Ivaentilocali rappresenta un mezzo unico di informazione ed aggiornamento per i responsabili della gestione del tributo. Qualunque sia il problema per un Ente Locale, su Ivaentilocali esiste la soluzione.

Cessione di beni ammortizzabili e pro-rata

L’importo delle vendite, anche se frequenti o comunque ripetute nel tempo, di beni strumentali per l’esercizio dell’attività deve essere escluso dal calcolo della percentuale di detrazione prevista dall’articolo 19 bis, in quanto tali operazioni vanno sempre e comunque considerate come alienazioni di “beni ammortizzabili”, non entrando perciò nel computo delle cessioni da indicare sia al numeratore che al denominatore del rapporto. Il chiarimento è contenuto nella riposta n. 165/2020, pubblicata in seguito all’interpello di una società suddivisa in due “divisioni”, ciascuna delle quali caratterizzata da un regime differente delle proprie prestazioni, ossia di imponibilità e di esenzione.

Crediti ereditari con autofattura

Il Comune debitore verso gli eredi di un professionista che, prima del decesso, abbia cessato la partita Iva senza emettere la fattura nei confronti dell’ente – così contravvenendo alle indicazioni della prassi e della giurisprudenza sull’argomento – può uscire dalla situazione di empasse causata dall’impossibilità di ripristinare, in qualche modo, la soggettività passiva del creditore originario ricorrendo all’istituto dell’autofatturazione, ragionevolmente anche con riferimento ad operazioni non relative alla sfera commerciale. La soluzione a questa particolare fattispecie è contenuta nella risposta n. 52/2020.

L’Iva nei pasti a domicilio

La riapertura di bar, ristoranti ed altri esercizi commerciali che svolgono attività di somministrazione di alimenti e bevande e, soprattutto, le limitazioni imposte all’accesso ed alla permanenza all’interno dei locali, specie se al chiuso, stanno determinando un cambiamento delle abitudini di tutti i clienti – ivi inclusi anche i Comuni, quali possibili committenti per il proprio personale non in smart working o come forma di assistenza diretta alle fasce della popolazione più deboli, dal lato economico – e, di riflesso, richiedono attenzione anche da un punto di vista fiscale. In questo periodo, infatti, è facile imbattersi in articoli di approfondimento sul tema della differenza esistente, in ambito Iva, tra la suddetta prestazione (somministrazione) e la cessione di beni. Pare opportuno, quindi, esaminare la questione con una certa ampiezza, anche allo scopo di evitare fraintendimenti circa il trattamento che deve essere riservato ad una tipica, da sempre, operazione realizzata dagli enti locali, ossia la distribuzione a domicilio di pasti, di solito in favore di persone anziane e/o non autosufficienti.

L’Iva dei servizi di tesoreria

Le prestazioni consistenti essenzialmente in operazioni di gestione del conto corrente, di esecuzione di incassi e di pagamenti, anche mediante strumenti diversi dal bonifico, ordinate ad un istituto di credito da parte di un soggetto obbligato al servizio di cassa previsto dall’ordinamento scolastico o a quello di tesoreria, di cui all’articolo 209 del TUEL, rientrano nell’ambito del regime di esenzione ex numero 1 del primo comma dell’articolo 10 del D.P.R. 633/72, diversamente da quanto accade con le somme dovute come remunerazione della custodia e dell’amministrazione di titoli e valori. Il chiarimento è contenuto nella risposta n. 154/2020 ed entra nel merito di un argomento abbastanza sentito dai Comuni.

Sanificazioni e protezioni: l’emergenza e l’Iva

L’emergenza sanitaria ha determinato la necessità per tutti i datori di lavoro – enti locali compresi, ovviamente – di rendere sicuri i locali destinati allo svolgimento delle attività e di fornire tutti i dispositivi di sicurezza previsti nella cosiddetta “fase 2”, con conseguenti implicazioni di natura anche fiscale, considerato che la sanificazione non può essere fatta rientrare nell’inversione contabile e che la cessione di tali beni è stata temporaneamente sottoposta al regime di esenzione, venendo così meno ogni dubbio sul trattamento da riservare in caso di donazione.