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Benvenuti su Iva Enti Locali

Ivaentilocali è un sito internet fondato nell’ormai lontano 2000 interamente dedicato allo studio ed all’applicazione pratica dell’Iva nel mondo degli Enti Locali. Con oltre 1.500 articoli pubblicati in questo solo specifico ambito, Ivaentilocali rappresenta un mezzo unico di informazione ed aggiornamento per i responsabili della gestione del tributo. Qualunque sia il problema per un Ente Locale, su Ivaentilocali esiste la soluzione.
Raccolta differenziata: detraibilità parziale
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Raccolta differenziata: detraibilità parziale

I comuni possono detrarre una parte dell’Iva gravante sul costo della raccolta dei rifiuti riciclabili, addebitato dalla ditta appaltatrice del servizio di igiene urbana – e ciò per effetto dell’applicazione del tributo, con aliquota al 10%, al corrispettivo incassato per il conferimento ai consorzi obbligatori – ma solo se ed in quanto siano individuabili criteri oggettivi di ripartizione di tale spesa, da ritenersi promiscua in quanto a valle della gestione della carta, della plastica e del vetro risultano, allo stesso tempo, un’attività rilevante imponibile ed una, invece, che è esclusa da Iva. Il tutto, comunque, con divieto di presentazione di dichiarazioni integrative a favore per il pregresso, in caso di mancato rispetto della condizione prevista dall’articolo 19 ter del D.P.R. 633/72. Lo stabilisce la risposta n. 107/2021 della Direzione Centrale, il cui parere risulta peraltro conforme alle statuizioni della Corte UE nella causa C-566/17.

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Le fatture PA rifiutate sono “emesse”
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Le fatture PA rifiutate sono “emesse”

L’entrata in vigore del regolamento che individua tassativamente le cause di rifiuto di una fattura PA ha ovviamente destato grande attenzione tra gli operatori e rappresenta un’occasione per valutare l’opportunità di un intervento dell’Agenzia teso a definire compiutamente, e chiaramente, come debbano comportarsi le parti di fronte al rigetto, anche qualora illegittimo, e ciò a maggior ragione dopo la pubblicazione del principio di diritto n. 17, nel quale l’Agenzia delle entrate ha precisato che, ai fini dell’emissione, non rileva l’eventuale successivo diniego di ricevere il documento. L’analisi della situazione allo stato attuale, nella speranza che, al più presto, vengano diramate le necessarie istruzioni, se non, addirittura, adeguato l’assetto legislativo.

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L’accreditamento regionale limita l’esenzione
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L’accreditamento regionale limita l’esenzione

L’organismo che svolge programmi formativi al di fuori della Regione che ne ha riconosciuto le competenze per l’iscrizione nell’apposito albo dei soggetti accreditati per i servizi di istruzione e di formazione professionale non può applicare l’esenzione prevista dal numero 20 dell’articolo 10 del D.P.R. 633/72 ai corrispettivi versati dai partecipanti ai corsi tenuti al di fuori di tale limitato ambito territoriale. Il principio è contenuto nella risposta n. 85/2021.

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Le prestazioni complesse e l’Iva
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Le prestazioni complesse e l’Iva

Quando la prestazione di trasporto di persone è resa unitamente ad altri servizi – quali la somministrazione di alimenti e bevande, oppure l’assistenza dei passeggeri per finalità, ad esempio, turistiche, ricreative o di custodia – a fronte di un corrispettivo unico ed indistinto non è possibile applicare l’aliquota ridotta prevista dalle disposizioni di favore contenute nella tabella A allegata al D.P.R. 633/72, in quanto si è di fronte ad un’operazione cosiddetta “complessa”, come tale soggetta a tassazione in misura piena ordinaria. La conclusione è tratta dalla risoluzione n. 8/E del 2 febbraio scorso.

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La “rettifica” dei corrispettivi
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La “rettifica” dei corrispettivi

Molti Comuni che gestiscono direttamente alcune attività come il servizio di mensa e di trasporto scolastico si sono trovati, e si trovano ancora adesso, nella condizione di dover o di voler procedere al rimborso alle famiglie di importi già pagati – e per i quali l’ente si era a suo tempo limitato ad annotare i corrispettivi, sfruttando le deroghe agli obblighi documentali concesse dalle disposizioni pertinenti – chiedendosi, a tale proposito, se ed in che modo sia possibile “recuperare” la parte di importo riferibile all’Iva. L’unica certezza, in una situazione del genere, è rappresentata dal fatto che la prassi non ammette, tassativamente, la possibilità di utilizzare lo strumento della nota di variazione ex articolo 26 del D.P.R. 633/72, per ragioni che appaiono difficilmente contestabili.

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Il disaccordo sul prezzo e le note in diminuzione
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Il disaccordo sul prezzo e le note in diminuzione

I contratti che prevedono un sistema “progressivo” di determinazione del prezzo – che consente alle parti, se in disaccordo, di rimettere la valutazione finale ad un soggetto terzo/revisore – permettono l’emissione delle eventuali note di variazione in diminuzione, per recuperare le somme già fatturate in misura superiore a quanto definitivamente dovuto, senza alcun limite temporale in quanto non sono riconducibili all’ipotesi del sopravvenuto accordo tra le parti prevista dal terzo comma dell’articolo 26 del D.P.R. 633/72. Il principio è tratto direttamente dal documento n. 1/2021 pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate e non può che essere condiviso, anche alla luce della prassi pregressa in tema di facoltà di rettifica in diminuzione, sia dell’imponibile che dell’imposta, rispetto a quanto già documentato e registrato in contabilità.

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