Bollette-fatture elettroniche con Iva subito esigibile

I comuni che gestiscono il servizio idrico, ovvero altro genere di utilities, come ad esempio la fornitura di energia elettrica, possono continuare ad utilizzare le previsioni speciali del D.M. 370/2000 – ma emettendo le cosiddette “bollette-fattura” in formato elettronico, agli effetti delle disposizioni contenute nell’articolo 1 del D. Lgs. 5 agosto 2015, n. 127 – e devono versare l’imposta indicata nelle distinte annotate sul registro ex articolo 24 del D.P.R. 633/72 a prescindere dal pagamento da parte dell’utente. Con la risposta n. 476/2019 è finalmente giunto l’atteso chiarimento sull’applicabilità o meno del nuovo obbligo generalizzato di fatturazione elettronica anche agli enti locali che esercitano una delle attività per le quali è possibile fruire delle semplificazioni recate dal citato regolamento.

Il rimborso delle spese e l’Iva

Gli accordi economici che i comuni concludono con soggetti appartenenti, in senso ampio, al mondo dell’associazionismo e che prevedono il versamento di somme di denaro, a fronte di specifici impegni assunti da questi ultimi, non superiori ai costi sostenuti per rendere il servizio, non possono essere sottratti all’applicazione dell’Iva, per supposta carenza del requisito oggettivo, salvo casi particolari nei quali l’entità ridotta delle entrate determina l’attivazione di norme di esclusione, a carattere speciale e soggettivo, come accade nel caso delle organizzazioni di volontariato. L’occasione per analizzare questo aspetto particolare degli usuali rapporti intercorrenti tra gli enti locali, e la PA in generale, da un lato, e le associazioni, di vario genere e scopo, dall’altro, è fornita dalla risposta n. 445/2019.

Mercati comunali all’ingrosso e gestione di terzi

Lo sfruttamento economico “passivo” dei mercati all’ingrosso – realizzato attraverso la concessione a titolo oneroso, in favore di terzi, dell’utilizzo degli immobili, degli impianti e delle aree che lo costituiscono nel complesso, giuridicamente configurata nelle forme della costituzione del diritto di superficie – costituisce un’attività di gestione degli immobili comunali rilevante ai fini dell’Iva e, come tale, comporta l’applicazione del tributo alle somme dovute all’ente proprietario, anche a titolo di conguaglio per annualità pregresse. E’ questo il presupposto essenziale, anzi fondamentale, della presa di posizione assunta dall’Agenzia delle entrate nell’ambito della risposta n. 447/2019, avente ad oggetto un Comune alle prese con un’importante operazione di riqualificazione e ristrutturazione.

Mancanza del Cig ed errori di fatturazione

La fatturaPA nella quale il cedente/prestatore omette di indicare il codice identificativo di gara, ovvero indica un numero errato, non può essere pagata dal Comune – benché si tratti di un documento che dev’essere comunque considerato fiscalmente corretto – mentre non è ravvisabile una responsabilità diretta dello stesso ente in merito alla corretta aliquota da applicare, sebbene nel rispetto della norma specifica che impone all’acquirente del bene o del servizio di regolarizzare determinati eventuali errori. Il chiarimento è contenuto nella risposta n. 436/2019.

Fattura PA e modifiche dell’imponibile

Il Comune che riceva una fattura recante un imponibile superiore a quello effettivamente convenuto, anche a seguito di intese col fornitore intervenute successivamente all’invio, non deve necessariamente attendere la trasmissione di una nota di variazione in diminuzione – ovvero lo storno e la riemissione di un nuovo documento – potendo comunque procedere al versamento dell’imposta dovuta in regime di scissione in misura pari a quella ridotta. La correttezza di questo comportamento è sancita dalla risposta 436/2019, nella quale compaiono anche altri ed ulteriori chiarimenti, tra cui si segnala l’intangibilità della stessa base imponibile in presenza di penalità applicate dall’ente, con conseguente trattenuta della somma corrispondente nei riguardi del fornitore.