Mancanza del Cig ed errori di fatturazione

La fatturaPA nella quale il cedente/prestatore omette di indicare il codice identificativo di gara, ovvero indica un numero errato, non può essere pagata dal Comune – benché si tratti di un documento che dev’essere comunque considerato fiscalmente corretto – mentre non è ravvisabile una responsabilità diretta dello stesso ente in merito alla corretta aliquota da applicare, sebbene nel rispetto della norma specifica che impone all’acquirente del bene o del servizio di regolarizzare determinati eventuali errori. Il chiarimento è contenuto nella risposta n. 436/2019.

Fattura PA e modifiche dell’imponibile

Il Comune che riceva una fattura recante un imponibile superiore a quello effettivamente convenuto, anche a seguito di intese col fornitore intervenute successivamente all’invio, non deve necessariamente attendere la trasmissione di una nota di variazione in diminuzione – ovvero lo storno e la riemissione di un nuovo documento – potendo comunque procedere al versamento dell’imposta dovuta in regime di scissione in misura pari a quella ridotta. La correttezza di questo comportamento è sancita dalla risposta 436/2019, nella quale compaiono anche altri ed ulteriori chiarimenti, tra cui si segnala l’intangibilità della stessa base imponibile in presenza di penalità applicate dall’ente, con conseguente trattenuta della somma corrispondente nei riguardi del fornitore.

Cessioni immobiliari e inerenza delle spese

Le limitazioni all’esercizio della detrazione previste dalla lettera i) dell’articolo 19 bis 1 – riferite all’acquisto e al sostenimento di diverse spese collegate al possesso di unità immobiliari ad uso abitativo – devono essere applicate in base al criterio ermeneutico elaborato dalla giurisprudenza di legittimità secondo cui, fra diverse possibilità interpretative, occorre decidere alla stregua ed in conformità ai principi secondo cui tale diritto può essere escluso solo per acquisti di beni e servizi non impiegati nell’attività d’impresa, ovvero destinati ad attività non soggette ad Iva. L’importantissima affermazione, peraltro non nuova, è tratta dalla sentenza n. 23694/2019 della Corte di Cassazione.

La costruzione di alloggi e l’Iva

La persona fisica proprietaria, a titolo di “privato”, di un fabbricato ad uso abitazione la quale, dopo aver effettuato lavori di ristrutturazione consistenti nella demolizione del corpo esistente e nella realizzazione di un nuovo complesso edilizio – opere la cui esecuzione non richiede neppure l’ottenimento della licenza di costruzione, ma la semplice presentazione di una Scia – procede alla rivendita delle unità ricavate dall’intervento agisce in veste di imprenditore e, come tale, deve comportarsi non soltanto ai fini delle imposte sui redditi, ma anche agli effetti dell’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto. La conclusione – di per sé scontata, anche alla luce dell’avallo proveniente dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione – è ricavata dal principio affermato dall’Agenzia delle Entrate nella risposta n. 426/2019 ed abbraccia, a maggior ragione, anche gli enti non commerciali.

La rivalsa dei tributi

La rivalsa obbligatoria di diritti e di altre somme di denaro, comunque denominate, dovute a titolo di imposizione, che viene esercitata dal prestatore di un servizio nei riguardi del proprio committente, non è riconducibile ad un rapporto di mandato e neppure può beneficiare dell’esclusione dalla base imponibile stabilita dall’articolo 15 del D.P.R. 633/72, da ciò derivandone l’assoggettamento ad imposta sul valore aggiunto in base al trattamento proprio del corrispettivo dell’operazione, di cui il riaddebito stesso costituisce un mero componente sul piano economico. Il principio è espresso nella sentenza n. 24689 del 3 ottobre 2019 della Corte di Cassazione con riferimento ad una particolare fattispecie che presenta evidenti punti di contatto con alcuni importi ben noti ai Comuni, ossia il tributo speciale in discarica ed il “benefit ambientale, spesso forieri di incertezze sotto il profilo fiscale.